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La realtà virtuale nel trattamento dei disturbi d'ansia

15.08.2018

Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola.
Cesare Pavese

 

La realtà virtuale può aiutare a combattere ansia e fobie?

 La realtà virtuale evoca immediatamente il mondo dei videogiochi, ma non è solo questo, sempre più spesso infatti viene usata come strumento terapeutico nell’ambito del trattamento di alcuni disturbi. Nel 2017 è stato pubblicato uno studio sulla Harvard Review of Psychiatry, in cui la psicologa, Jessica Maples-Keller, della Emory university, ha revisionato tutte le ricerche esistenti sulla virtual reality (vr) in campo medico concludendo che risulta efficace per combattere diversi disturbi, in particolare i disturbi d’ansia e le fobie

Come funziona?

Una delle tecniche utilizzate per il trattamento delle fobie è l’esposizione progressiva, che consiste in una fase in cui il paziente impara tecniche di rilassamento e una seconda fase in cui il paziente si avvicina gradualmente allo stimolo che lo spaventa (ad esempio un cane o un ragno) oppure familiarizza gradualmente con una situazione (un viaggio in aereo o una piazza piena di gente), cercando di allenare la capacità di rimanere il più possibile rilassato. L’esposizione in vivo, cioè reale  non sempre è possibile, per cui spesso questo lavoro viene fatto chiedendo al paziente di immaginare di essere in queste situazioni. Con il visore della realtà virtuale il paziente può fare questa esperienza di esposizione, potendosi immergere totalmente nelle situazioni che provocano disagio, senza tuttavia correre nessun reale rischio.  Si crea uno scenario adatto e si espone gradualmente il paziente alle situazioni che sono fonti di ansia, per esempio la cabina di un aereo, una piazza piena di gente, una piscina, ed è il terapeuta a controllare ogni aspetto dell’esperienza, in base anche al feedback del paziente. L’esposizione alla fonte di stress si ripete finché la reazione del soggetto diventa più controllata. 

La persona viene immersa in uno scenario rilassante, all’interno del quale può apprendere strategie di gestione dell’ansia quali il rilassamento muscolare e la respirazione. Una volta abituato al mezzo tecnologico e acquisite competenze base di rilassamento, si procede con l’esposizione allo scenario temuto. In modo graduale, il terapeuta modifica le impostazioni dello scenario in modo da creare situazioni d’ansia leggermente crescenti (per esempio aumentando il numero di ragni presenti, oppure modificando l’intensità delle turbolenze nello scenario di volo). In questo modo, il paziente si abitua a gestire l’ansia in modo graduale, padroneggiando sempre di più le tecniche di rilassamento all’interno degli scenari 

I vantaggi e rischi?

Un vantaggio è rappresentato dalla possibilità offerta al paziente di fronteggiare le proprie paure, consentendogli di gestire situazioni che normalmente, nella quotidianità, sono fonti di elevato stress. Durante la terapia il paziente si trova di fronte a ciò che teme, tuttavia, essendo in un ambiente sicuro, privo di minacce reali, può con sicurezza esplorare, sperimentare, vivere le esperienze e far fronte ad esse. Gli studi finora fatti non evidenziano grandi rischi, tuttavia, alcuni pazienti potrebbero accusare cybersickness: che si manifesta con senso di nausea, vergini e mal di testa che scompare una volta interrotta la navigazione dell’ambiente virtuale.

 

In Italia?

 L’Istituto Auxologico Italiano è tra i pochi al mondo ad avere due "cave, ovvero stanze i cui muri e pavimenti sono schermi ricoperti  di sensori a raggi infrarossi che tracciano i movimenti del paziente. I computer proiettano sugli schermi lo scenario desiderato e il soggetto indossando degli occhialini 3D viene immerso nella situazione.

Conclusione

La realtà virtuale potrebbe, in futuro, essere uno strumento sempre più utilizzato nel trattamento dei disturbi d’ansia e  non solo. Può essere considerata uno strumento utile per apprendere a gestire il sintomo, ma non una terapia a sé stante, risulta infatti fondamentale che avvenga nel contesto di un percorso e di una relazione terapeutica, con la possibilità di affiancarlo ad un percorso che indaghi anche le dinamiche interiori più profonde, che causano il sintomo ansioso.   

 

Consiglio di lettura: Manuale di auto-aiuto, D’ambrosio

 

 

Tags: ansia, cambiamento

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© Alessia Leoni,

Psicologa

 

Alessia Leoni

tel: 3272633386

alessia.leoni@gmail.com

Corso Milano 26/A, Monza