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Adolescenti e sfide social: rischi di sfidare il limite.

Trentasette casi di intossicazione in appena due settimane. Negli Stati Uniti è allarme per l’ultima trovata dei teenager che corre di bacheca in bacheca sui social, il Tide Pods Challenge. La sfida, una sorta di “prova di coraggio”, consiste nel mangiare le capsule di detersivo per lavatrici..

Solo da Capodanno a oggi, stando ai dati dell’American Association of Poison Control Centers, ci sono stati 37 casi di intossicazione da capsule tra i teenager, di cui sono presenti video su tutte le principali piattaforme social. I giovani riprendono le proprie gesta e sfidano i coetanei: le capsule vengono mangiate o tenute in bocca fino a far uscire sapone.

Esistono molti esempi di fenomeni simili, di sfide social che mettono a rischio la salute o l’incoluminità di ragazzi più o meno giovani (selfie in posti pericolosi). Ci sono diversi aspetti psicologici che possono essere implicati, mi piacerebbe trattare uno di questi in particolare: il rapporto con il limite. Gli adolescenti si pongono spesso in situazioni in cui sfidano il limite quasi fossero inconsapevoli e sprezzanti dei rischi che implicano questi comportamenti. In parte dal punto di vista neurobiologico il loro sviluppo non consente una valutazione del rischio efficace come per un adulto, ma c’è un altro aspetto: Sfidare i propri limiti o i limiti della realtà dà l’illusione di essere onnipotenti, in altre parole, protegge dall’idea di avere dei limiti,di non avere potere assoluto su se stessi e sulla realtà. Gli adolescenti in alcuni casi impegnano energie nello sfidare i limiti, per allontanare la paura di averne, la paura di accettare di essere finiti, e solo relativamente capaci di controllo. Proprio per questo, tra gli aspetti che definiscono il passaggio dall’adolescenza all’età adulta c’è lo sviluppo della prudenza, che comprende l’accettazione del proprio limite, la comprensione dei costi dello sfida continua e i benefici invece di sapere su cosa abbiamo potere e su cosa non ne abbiamo per vivere serenamente.

Il nostro rapporto con il limite inizia dalla prima infanzia. Da piccoli, iniziamo a sentire i bisogni primari, come per esempio la fame, che ci provocano tensione e disagio. Se le cose vanno bene, inizialmente da neonati al sorgere del bisogno corrisponde subito soddisfacimento, quindi non facciamo esperienza di nessun limite, sentiamo di essere onnipotenti. Gradualmente sviluppiamo la capacità di tollerare l’attesa nel soddisfare il nostro bisogno (la mamma non è sempre disponibile subito a darmi da mangiare) e la frustrazione (la mamma non capisce subito che cosa voglio). Abbiamo quindi a che fare con i limiti nostri, cioè abbiamo bisogni che non siamo in grado di controllare totalmente e con i limiti della realtà, cioè non abbiamo tutto disponibile subito e li accettiamo. Questo allenamento dura per tutto il processo di crescita e riguarda tutti i bisogni umani.

La capacità di rapportarci con il limite, accettandolo, diventa un aspetto molto importante della vita, spesso sottovalutato ma che ha grandi implicazioni. Pensiamo a quando dobbiamo prendere una decisione o fare una scelta tra diverse opzioni, anche qui è implicata l’accettazione del limite, perché poter scegliere implica l’aver accettato di limitare le proprie possibilità ad una sola. Pensiamo anche al rapporto con il piacere. Quando abbiamo bisogno di qualcosa e riusciamo a soddisfare il nostro bisogno, per esempio abbiamo bisogno di affetto e qualcuno ci abbraccia, proviamo piacere. Non abbiamo però controllo sulla durata del piacere, non dipende del tutto da noi, e ha un limite, prima o poi può finire. Ecco quindi che se non abbiamo sviluppato un buona capacità di accettazione del limite, nostro o della realtà, c’è il rischio di avere paura delle esperienze che ci mettono di fronte a quest’ultimo, lasciandoci, ad esempio, nell’eterna indecisione o negandoci la possibilità di alcuni piaceri per paura di dover affrontare la loro fine.

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© Alessia Leoni,

Psicologa

 

Alessia Leoni

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