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Crescere a schermo acceso: cosa cambia davvero? Rischi, sfide e nuove prospettive educative

  • Writer: Dott.ssa Alessia Leoni
    Dott.ssa Alessia Leoni
  • 1 day ago
  • 4 min read

Updated: 19 minutes ago

Ti è mai capitato di pensare che i bambini di oggi vivano, apprendano e comunichino in un modo radicalmente diverso da quello a cui eri abituato? Non si tratta soltanto di interessi generazionali: è un vero e proprio cambio di codice, un modo diverso di organizzare l’esperienza. Non usano solo parole nuove, ma un nuovo modo di percepire, decidere e muoversi nel mondo.

Questa sensazione – sempre più diffusa tra genitori, educatori e clinici – ha una base reale. Basta osservare la quotidianità. In Italia già il 22% dei bambini tra i due e i cinque mesi trascorre del tempo davanti a uno schermo; a poco più di un anno, la percentuale supera il 50% (1.). Tra i 3 e i 5 anni oltre sei genitori su dieci lasciano che i figli usino dispositivi senza supervisione (2.), e tra i 6 e i 10 anni uno su tre ha già uno smartphone personale (3.). Per chi nasce oggi, l’ingresso nella realtà passa sempre più attraverso lo schermo.


Bambini e uso precoce dei dispositivi digitali: primi segnali di dipendenza tecnologica

Oggi infatti non esiste più un solo codice: accanto a quello analogico, fatto di corporeità, lentezza e relazione diretta, si è affermato in modo pervasivo il codice digitale. Quest’ultimo è immediato e seducente: videogiochi e social impongono un ritmo serrato che trascina la mente in un flusso continuo di stimoli. In questo scenario, il cervello dei bambini, ancora in formazione, viene allenato a reagire rapidamente e a ricercare gratificazioni immediate.


Digitale e analogico nello sviluppo dei bambini: quando la tecnologia prende il sopravvento

Il motivo di questa adattabilità risiede in un meccanismo fondamentale dello sviluppo umano: la neuroplasticità. Il cervello, infatti, non è un organo “fisso”, ma si modella in base agli stimoli quotidiani. Significa che le funzioni maggiormente esercitate diventano quelle più forti e predominanti. Nei primi anni di vita, quando il cervello è particolarmente plastico, se prevalgono stimoli digitali il sistema tenderà a privilegiare la reattività immediata, a scapito di funzioni essenziali come la concentrazione profonda, la memoria e la regolazione emotiva. Queste capacità rischiano di indebolirsi o di non svilupparsi pienamente.


Dipendenza digitale e neuroplasticità: come il cervello si adatta all’uso continuo degli schermi

Le conseguenze si osservano presto: difficoltà a seguire una storia fino alla fine, a mantenere l’attenzione sui compiti scolastici e riduzione del movimento fisico sono fenomeni che forse suonano familiari al lettore. Uno degli aspetti più compromessi è il sonno (4.): l’uso serale di tablet e smartphone non solo ritarda l’addormentamento, ma peggiora la qualità del riposo, influenzando a cascata i processi che richiedono vigilanza, concentrazione e capacità esecutive. Alcuni studi (5.) mostrano infatti che superare anche solo due ore di televisione al giorno tra gli 8 e i 9 anni aumenta, negli anni successivi, il rischio di disattenzione e difficoltà di apprendimento. Nella stessa direzione va anche un’ampia ricerca dell’American Psychological Association (6.) che evidenzia come nei bambini sotto i 10 anni un uso eccessivo degli schermi sia associato a maggiore ansia, irritabilità e difficoltà nella regolazione emotiva.


Sonno e uso problematico dello smartphone: effetti dell’uso serale dei dispositivi digitali

Lo mostra bene il percorso di Andrea, un ragazzo di diciassette anni che passa gran parte dei pomeriggi tra videogiochi e social, spesso fino a tarda notte. Arriva a scuola stanco, con voti in calo e sempre più isolato dai compagni. I genitori lamentano di non riuscire a capirlo. Quando si presenta per la prima volta all'Istituto di Psicosomatica Integrata, chiede di tenere una cuffietta in un orecchio durante la seduta: il silenzio lo inquieta, ha bisogno di uno stimolo costante per sentirsi presente. La sua ricerca continua di input però non gli permette di riposare, regolare il corpo, tollerare la frustrazione o concentrarsi su compiti complessi. Come Andrea, molti altri ragazzi vivono situazioni simili, ciascuno con le proprie peculiarità, ma accomunati dalla difficoltà a gestire anche le richieste più semplici del proprio contesto di vita (7.).


Dipendenze tecnologiche negli adolescenti: l’importanza di un intervento integrato

Eppure non si tratta di tornare indietro: il codice digitale fa ormai parte della vita quotidiana dei ragazzi e di ognuno di noi. La sfida non è eliminarlo, ma integrarlo con modalità più analogiche, legate alla relazione, alla presenza e quindi al corpo. Creare spazi di condivisione – in famiglia, a scuola o in un percorso terapeutico – permette di dare un senso all’esperienza digitale, trasformandola da attività solitaria a occasione di contatto e confronto. Nella relazione i ragazzi possono imparare a rallentare, riconoscere i propri punti di forza e le proprie fragilità, e capire come il ricorso allo schermo – spesso usato come rifugio – influenzi il loro modo di stare con sé e con gli altri.

Crescere oggi significa proprio questo: integrare codici diversi, imparare a muoversi tra velocità e profondità, immediatezza e riflessione. È nella possibilità di condividere e scegliere consapevolmente che nasce un nuovo equilibrio, capace di sostenere la crescita in modo autentico e vitale.

All’Istituto di Psicosomatica Integrata operiamo con ragazzi che presentano difficoltà scolastiche, comportamenti di ritiro e forme di dipendenza dai dispositivi tecnologici. La nostra équipe multidisciplinare – composta da psicologi, psicoterapeuti ed educatori – possiede una formazione specifica su queste problematiche e costruisce percorsi personalizzati finalizzati, da un lato, alla comprensione e al trattamento delle complessità psicologiche sottostanti e, dall’altro, allo sviluppo di competenze pratiche utili alla gestione della vita quotidiana. In questo modo, i ragazzi vengono accompagnati a far dialogare il codice digitale con quello analogico, favorendo una nuova armonia tra mondo virtuale e realtà.

 

Bibliografia e sitografia:

  1. Save the Children Italia. (2023). Tempi digitali. Atlante dell’infanzia a rischio 2023. Save the Children. Recuperato da https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/xiv-atlante-dellinfanzia-rischio-tempi-digitali.pdf

  2. Fondazione Carolina & Meta. (2023). Connessioni delicate: indagine nazionale sull’uso dei dispositivi digitali nei bambini 3–5 anni. In collaborazione con ACP, FIMP e SIP. Recuperato da https://www.fondazionecarolina.org/

  3. Save the Children Italia. (2025). Educazione digitale: Dati utili per adulti consapevoli. Save the Children. Recuperato da https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/educazione-digitale

  4. Kahn, M., Schnabel, O., Gradisar, M., Rozen, G. S., Slone, M., Atzaba-Poria, N., Tikotzky, L., & Sadeh, A. (2021). Sleep, screen time and behaviour problems in preschool children: an actigraphy study. European Child & Adolescent Psychiatry, 30(11), 1793–1802. https://doi.org/10.1007/s00787-020-01654-w

  5. Mundy, L. K., Canterford, L., Hoq, M., Olds, T., Moreno-Betancur, M., Sawyer, S., Kosola, S., & Patton, G. C. (2020). Electronic media use and academic performance in late childhood: A longitudinal study. PLoS ONE, 15(9 September 2020). https://doi.org/10.1371/journal.pone.0237908

  6. Eirich, R., McArthur, B. A., Anhorn, C., McGuinness, C., Christakis, D. A., & Madigan, S. (2022). Association of screen time with internalizing and externalizing behavior problems in children 12 years or younger: A systematic review and meta-analysis. JAMA Psychiatry, 79(9), 872–882. https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2022.0155

  7. Scognamiglio, R.M., & Russo, S.M. (2018). Adolescenti digitalmente modificati. Milano: Mimesis

 

 

 

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